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Sabato prossimo, 30 novembre, quando i monumenti simbolo di ventisei citta' del mondo - da Roma a New York, da Barcellona a Santiago del Cile - saranno illuminati in segno di protesta contro la pena di morte, io pensero' a Ravil Dashkin, condannato al patibolo per un omicidio compiuto da ragazzo dopo aver rubato un’automobile. Lo andai a trovare due anni fa nel penitenziario di massima sicurezza sulle rive del Lago Bianco, quasi mille chilometri a nord di Mosca, dove, insieme ad altri 150 detenuti, attendeva di essere giustiziato. Non ho piu' saputo niente di lui. Lo ricordo pieno di energia, un puma in gabbia, recluso nelle segrete dell’antico convento, trasformato in carcere, mentre fuori il termometro scendeva trenta gradi sotto lo zero. Dal 1996 la Russia ha sospeso le esecuzioni per accogliere una specifica richiesta del Consiglio d’Europa: ma in ottantacinque nazioni del pianeta, fra cui Cina e Stati uniti, esse continuano ad essere praticate. Va anche detto che i Paesi che hanno scelto di abolire la pena capitale sono passati dai 21 del 1970 ai 76 del 2002, vale a dire che sono piu' o meno triplicati. Si deve a una serie di organizzazioni umanitarie, da Amnesty International alla Comunita' di Sant’Egidio, la decisione di dedicare una giornata mondiale di riflessione contro la pena di morte, anche per favorire una moratoria immediata negli Stati che ancora la applicano. A Roma sara' illuminato il Colosseo, a Venezia Palazzo Ducale, a Napoli Palazzo San Giacomo, a Barcellona il “Barcino”, a New York la City Hall, a Bruxelles il famoso monumento “Atomium”. La data scelta non e' casuale: proprio il 30 novembre dell’anno 1796 il Granducato di Toscana, per primo in Europa, cancello' dal suo ordinamento la pena capitale senza piu' reintrodurla: ma gia' trentadue anni prima Cesare Beccaria in “Dei delitti e delle pene” aveva propugnato tale abolizione. Purtroppo anche nei Paesi in cui la pena di morte non esiste, il pregiudizio popolare spesso la invoca. Gli stessi condannati - per quanto assurdo possa sembrare - talvolta la sentono necessaria, o perche' continuano a ragionare secondo lo schema della ferocia che ha spinto loro stessi a uccidere, o perche' non sanno fronteggiare la condizione di chi sta sull’orlo del baratro, in attesa che la sentenza venga applicata. Quando salutai Ravil, lasciandolo solo nella cella in cui presumibilmente ancora oggi vive, mi convinsi che nessuno Stato puo' arrogarsi il diritto di pretendere da un uomo piu' del suo vero pentimento. F. Affinati, Fari di luce contro la pena di morte, “Avvenire”, 26 novembre 2002Perché l’autore dell’articolo riferisce che Ravil presumibilmente ancora oggi vive?
| Perché ha dimostrato un reale pentimento | |
| Perché la Russia ha accettato di sospendere momentaneamente le esecuzioni | |
| Perché nel 1996 la Russia ha deciso di abolire la pena capitale | |
| Perché altri 150 detenuti dovevano essere giustiziati prima di lui |