[7791] Nel rivolgerci al nostro interlocutore, se da un lato è utile ascoltare chi ci parla, anche se ci annoia, dall'altro è ancora meglio evitare di parlare troppo di noi stessi, di quanto siamo bravi o di quanto siamo sfortunati, a meno che non ci venga richiesto. 'L'estremo piacere che proviamo nel parlare di noi stessi deve farci temere di non darne affatto a chi ci ascolta' diceva La Rochefoucauld. Se ci vantiamo dei nostri successi gli altri non ci ammireranno, non ci considereranno degli eroi; anzi, ci prenderanno in antipatia. Cosa fare, allora, se devi parlare di te stesso? Be', tanto per cominciare, parla in modo piano, normale, senza indulgere in toni enfatici. Devono essere i tuoi risultati a farti fare bella figura, non il modo con cui li esponi. Un consiglio, per esempio, è quello di ricorrere alla tecnica dell''anch'io'; tutti noi, infatti, proviamo simpatia per chi ci somiglia. Un proverbio inglese recita: 'Birds of a feather flock together' (Gente dello stesso stampo sta insieme/Dimmi con chi vai, ti dirò chi sei) e anche all'epoca dei Romani Seneca asseriva: 'L'amicizia tra due persone è tanto più forte quanto più sono le cose che hanno in comune'. L'autore ritiene che nel dialogo con un interlocutore:
sia utile non parlare troppo di se stessi, a meno che non sia espressamente richiesto
sia consigliabile citare autori antichi, come Seneca, e proverbi popolari
sia indispensabile non parlare di se stessi se si vuole catturare l'attenzione di chi ascolta
sia comunque necessario mettere in evidenza le proprie qualità, anche se ciò potrebbe far apparire poco simpatici