Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.Gli italiani stanno riscoprendo l’Italia. Solo in piccola parte, crediamo, per effetto del centocinquantesimo anniversario dell’Unita'. In misura assai maggiore, invece, per uno di quei moti spo

Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.

Gli italiani stanno riscoprendo l’Italia. Solo in piccola parte, crediamo, per effetto del centocinquantesimo anniversario dell’Unita'. In misura assai maggiore, invece, per uno di quei moti spontanei dello spirito pubblico, a loro modo insondabili, che intervengono in certi momenti della vita di una nazione. Un retaggio antico e mai spento che torna a farsi sentire; il venir meno di forti, precedenti, punti di riferimento per certi versi alternativi; forse un sentimento di larvata umiliazione per le perdita di prestigio e d’immagine che subiamo da tempo e che ci spinge a reagire in nome di un’identita' collettiva nuovamente sentita; forse anche, infine, una crescente consapevolezza del degrado pauroso delle citta' e dei paesaggi sul cui sfondo trascorre la nostra esistenza: per tutti questi motivi, o per altri ancora, fatto sta che oggi gli italiani stanno riscoprendo l’Italia. Ma essi non sanno dove trovarla. Intendiamo dire che non c’e' alcun luogo dove un italiano qualunque possa avere rapidamente l’idea di cio' che il suo Paese e' stato ed ha rappresentato nei secoli. Dove possa avere l’esperienza visiva ed emotiva della straordinaria molteplicita' delle forme di vita storica, artistica, culturale, che esso ha generato e ospitato. Dove possa conoscere i tanti e diversi modi della quotidianita' quale si e' manifestata nel tempo e nei mille luoghi della Penisola. Dove possa rivivere le mille e tormentate vicende dei poteri che a vario titolo l’hanno governata, sapere delle loro istituzioni, delle loro lotte, dei loro uomini e donne. I luoghi nei quali tutto cio' e' possibile in realta' esistono, e sono i musei storici. Ma in Italia, nell’ambito dei musei, ha prevalso fino a oggi l’aspetto estetico su quello storico, fino al punto che il primo ha divorato il secondo. Eppure non a caso la Costituzione tutela il patrimonio > della Nazione, non quello >, come sovente e significativamente si fraintende. I musei storici, dunque, in Italia sono assai pochi e trascurati. Basti pensare che non una delle nostre citta', Roma compresa, ha un museo che sul modello per esempio dei Musei di Londra o di Amsterdam, ne spieghi la storia, colta nei suoi paesaggi urbani e rurali, nelle sue costruzioni e nei reperti, capaci di illustrare i diversi modi di vita delle diverse epoche. Nessuna citta' si spiega da se', avendo troppe parti celate. Ma l’identica cosa puo' dirsi delle nazioni, e dunque anche dell’Italia. Per questo, anche per questo, ci sembra giunto il momento in cui anche noi, come molti altri Paesi, si pensi ad organizzare un grande museo dedicato alla nostra storia: il Museo della storia d’Italia. Bizzarramente fuori tempo, all’apparenza, rispetto alle celebrazioni gia' in corso; in realta', invece, un loro coronamento: deciso per l’appunto nel centocinquantesimo anniversario e destinato a ricordarlo nel tempo. Si gioverebbero di un tale museo gli italiani, naturalmente, ma anche gli stranieri, che ormai vengono di frequente da civilta' assai lontane, e che prima di scegliere dove andare e cosa visitare del nostro Paese potrebbero farsi rapidamente un’idea generale della storia densissima, variatissima e complicatissima della Penisola. Chi mai puo' sentirsi politicamente o ideologicamente offeso, ci chiediamo, da una simile proposta? Chi puo' mai adombrarsi immaginando un luogo dove, accanto ad un codice della Divina Commedia e a una raccolta di ex voto, faccia mostra di se' l’interno di una galera veneziana; dove insieme al cannocchiale di Galileo si possa vedere cos’era una zolfara siciliana; dove l’interno di un salotto milanese dell’eta' dell’Illuminismo si apra accanto al carretto di un acquaiolo napoletano o alla ricostruzione della resistenza sul Piave dopo Caporetto; dove si capisca cosa ha voluto dire l’emigrazione oltreoceano per milioni di nostri connazionali, cosa significava lavorare in una filanda a meta' Ottocento; dove l’interno del primo studio radiofonico dell’Eiar sia esposto insieme a una > di de Chirico o alla pianta di un municipium romano, modello di infiniti centri urbani della Penisola? È tutto questo e molto altro che in una minuscola parte d’Europa, in un lungo avvicendarsi di secoli, ha riguardato una gente la quale ad un certo punto si e' trovata legata da vincoli sempre piu' stretti fino a formare una nazione. È vero: cio' e' accaduto tra scontri e divisioni. Si', e allora? Dove mai non e' accaduta la stessa cosa? In ogni caso, come e' ovvio, anche di questi scontri e di queste divisioni il Museo a cui pensiamo dovrebbe recare testimonianza. Per divenire realta' l’idea di un tale Museo si affida naturalmente all’impegno e alla buona volonta' di tutti: a cominciare, come e' ovvio, dalle autorita' di governo del nostro Paese ma anche delle forze di opposizione, una volta tanto, magari, unite in un’impresa comune. C’e' tuttavia una persona che per la natura della sua funzione, per la dignita' e l’intelligenza con cui l’ha fin qui esercitata, potrebbe abbracciare, se la condivide, la proposta qui avanzata facendone un momento del suo ruolo di massimo rappresentante dell’unita' nazionale: il presidente della Repubblica. Se il presidente Napolitano facesse sentire la sua voce, siamo sicuri che, come accade sempre, l’Italia non resterebbe indifferente. Andrea Carandini, Ernesto Galli della Loggia, Idee per un Museo della storia d’Italia, “Corriere della Sera”, 21 febbraio 2011

Qual è la motivazione per cui l’autore propone la creazione di un Museo della storia d’Italia?

conservare il patrimonio storico-culturale italiano

esaltare la storia d’Italia

far conoscere elementi e caratteristiche dell’identità nazionale

diffondere la cultura italiana all’estero