Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.Sempre piu' spesso, col passare dei mesi, suonavano gli allarmi notturni delle sirene: seguíti, per solito, di lí a non molto, da fragori di apparecchi attraverso il cielo. Ma erano sempre apparec

Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.

Sempre piu' spesso, col passare dei mesi, suonavano gli allarmi notturni delle sirene: seguíti, per solito, di lí a non molto, da fragori di apparecchi attraverso il cielo. Ma erano sempre apparecchi di passaggio, diretti altrove; e le notizie di altre citta' italiane bombardate non rimuovevano i Romani dalla loro passivita' fiduciosa. Convinti che Roma fosse citta' santa e intoccabile, i piu' lasciavano passare allarmi e fragore senza muoversi dai loro letti. E cosi' pure Ida s’era assuefatta da tempo a questa abitudine; senonche' gli allarmi, in casa sua, portavano lo stesso un certo scompiglio. Di questo, la prima colpa era di Blitz, il quale sempre si elettrizzava al suono delle sirene; e di la' nel salotto-studio dove stava rinchiuso, iniziava un appello febbrile e ininterrotto alla famiglia, e in ispecie al suo padrone Ninnarieddu, non rincasato ancora…Solo dopo il segnale del cessato allarme, finalmente si quietava, rimettendosi ad aspettare il suo Ninnarieddu in silenzio…Ma nel frattempo anche Giuseppe, da parte sua, s’era ridestato. E avendo confuso, forse, le voci delle sirene col canto dei galli o con qualche altro segnale del giorno, e la sveglia notturna di Blitz con una sveglia mattutina, presumeva gia' venuta l’ora di alzarsi, incapricciandosi in questa illusione. Allora Ida, levandosi a mezzo dai lenzuoli, per invogliarlo al sonno gli ricantava la famosa ninna-nanna gia' cantata da suo padre a lei stessa e poi a Ninnarieddu: con la variante finale, adottata per l’occasione >. Non sempre, tuttavia, la ninna-nanna di San Giuseppino bastava a riaddormentare Giuseppe. Certe sere, arrivati all’ultimo verso, lui le chiedeva, insaziabile, di ricantargli tutta la canzone dal principio; e dopo quella, magari, ne voleva altre, suggerendole lui stesso: > (la canzone dell’arancio) oppure > (la canzone della nave). Era un piccolo repertorio calabrese, antichissimo, a lei trasmesso da suo padre. E lei, a dispetto della stanchezza, prendeva gusto a questo teatrino, nel quale poteva esibirsi come una vera cantante ammirata, rimandando, al tempo stesso, l’ora dei sogni notturni. Seduta a mezzo sul letto, coi capelli sciolti per la notte, replicava docilmente, a richiesta: > > Essa era, per sua natura, cosi' stonata, da non fare nessuna differenza di note, fra l’una e l’altra melodia. Tutte quante, le musicava allo stesso modo, in una sorta di cantilena agra e bambinesca, dalle cadenze stridenti. E per questo, non osava piu' cantare in presenza di Ninnarieddu, il quale ormai, diventato grande, e canterino abbastanza bravo per proprio conto, non voleva sentirla addirittura, tanto che la interrompeva subito, con zittii, sarcasmi o fischi, se appena lei, fra le sue faccende di casa, involontariamente accennava un qualche motivo. Elsa Morante, La storia, Einaudi, Torino 1974

In quale periodo è ambientato il passo?

Durante la seconda guerra mondiale

Durante la seconda guerra d’indipendenza italiana

Durante la festa dell’ultimo dell’anno

Durante le esibizioni di squadriglie aeree