[7827] La politica estera di Roma di questo periodo fu caratterizzata da due avvenimenti: la guerra contro Giugurta e quella contro Cimbri e Teutoni. Giugurta, che aveva ereditato il trono di Numidia insieme a due cugini alleati dei Romani, dopo aver fatto uccidere costoro si era proclamato unico re e aveva fatto uccidere i commercianti italici che avevano difeso i suoi nemici. Costretti dai cavalieri, che li accusavano di essersi fatti comprare dai doni di Giugurta, i senatori, nel 112 a.C., decisero di dichiarare una guerra che mostrò drammaticamente il livello al quale Roma si era ridotta: mentre i generali si lasciavano persino corrompere, i soldati vendevano le armi al nemico. Essendo ormai il Senato caduto nel discredito più assoluto, nel 107 a.C. i cavalieri e i popolari riuscirono a far eleggere console Caio Mario, homo novus, vale a dire appartenente a una famiglia non nobile e primo, al suo interno, a esercitare una magistratura. Per affrontare i gravi pericoli che incombevano su Roma, Mario riformò l'esercito rendendolo volontario. A questo punto, i possidenti non erano più costretti ad arruolarsi, ma potevano entrare nell'esercito tutti coloro che lo desideravano, cioè in primo luogo i proletari. Grazie al nuovo esercito, al valore di Mario e all'astuzia di un generale di nome Lucio Cornelio Silla, il regno di Numidia venne conquistato nel 105 a.C. In base a quanto sostenuto nel brano, i cavalieri:
volevano la guerra contro Giugurta
accusavano i senatori di inettitudine
erano caduti nel discredito più assoluto
volevano vendicare i commercianti italici uccisi da Giugurta